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Nel
poema epico “Parzival” di Wolfram
von Eschembach, quando alla corte del re pescatore morente viene introdotto il “Graal”, Parsifal,
per salvare la vita del re, deve porre una domanda. Ma Parsifal non conosce la domanda; pone la domanda sbagliata
e il re muore.
Un po’ allo stesso modo, nel suo capolavoro
“Io robot”, Isaac Asimov fa dire al professor
Alfred Lanning
"...le mie risposte sono limitate, devi farmi
la domanda giusta..."
Ma qual è la domanda giusta? Forse la verità è
che non esiste una domanda giusta, ossia, non esiste una domanda che
valga per tutti. Ognuno deve trovare la sua domanda per scoprire la
propria risposta. Ma la risposta a che cosa? A questo punto, una possibile
domanda potrebbe essere: “Che cosa stiamo cercando?”
Forse, a questa domanda il professor Alfred Lanning risponderebbe “ecco,
questa è la domanda giusta”, ma questo potrebbe essere limitato
a quanto riguarda lui stesso. Se dovessimo indagare in modo approfondito
quale sia la domanda giusta, in effetti, ci accorgeremmo che non esistono
domande giuste, perché, per quanto giusta sia una domanda, la
risposta condurrà solo ad ulteriori domande. Del resto, un proverbio
Siamese cita: “Non chiedere alla rosa perché è sbocciata
nel tuo giardino”, ma allora che senso avrebbe il suo essere sbocciata
proprio lì? Il senso è che il proverbio dice “non chiedere
alla rosa”, il che ci conduce alla seguente conclusione: “Chiedilo a
te stesso”. Scrive Italo Calvino: “Di una città non godi le sette
o le settantasette meraviglie, ma la risposta che essa dà a una
tua domanda”. Ma la domanda, l’hai posta a te stesso, il che ci conduce
ad una sorta di comprensione, ossia, ad una sorta di domanda: “A chi
rivolgiamo veramente le nostre domande?” È vero, noi facciamo
domande perché ci aspettiamo che vi sia qualcuno che possa rispondere,
ma in realtà gli unici che possono rispondere alle proprie domande
sono proprio coloro che le pongono. Per quanto una risposta sia coerente,
giusta o soddisfacente, sarà sempre la risposta di qualcuno che
osserva da un punto di vista differente e tale risposta sarà
più utile a lui piuttosto che a chi ha posto la domanda. Per
chi ha posto la domanda, si tratterà solo di un ulteriore informazione
per trovare la giusta domanda, e forse, la risposta alla domanda successiva.
Per tornare a citare una frase interessante, nel film “l’ultimo samurai”,
il samurai Katsumoto chiede al capitano Nathan Algren: “Tu credi che
un uomo possa cambiare il proprio destino?” Difficile a dirsi, ma la
risposta interessante del capitano è: “Io credo, che ogni uomo
fa ciò che può, affinché il suo destino non si
riveli”.
La domanda allora è: “Quando il destino si rivelerà?”
Poni la tua domanda, forse qualcuno può darti una risposta, o
un suggerimento, e magari sarà pure quello giusto, il problema
è che starà a te valutarlo, e la sua validità,
dipenderà solo dalla tua comprensione e dal tuo accettarlo…
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