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Con
il termine acrostico si definisce un componimento poetico, in cui le
prime lettere dei singoli versi formano un nome o una frase.
Da questo concetto si evidenzia come il nome in questione sia all’origine
del componimento poetico e che, quindi, ne sia l’anima stessa.
In effetti, le parole in se stesse non hanno un grande valore se non
sono inserite in un dialogo più complesso, ecco che, per esempio,
la stessa definizione “parola”, pronunciata singolarmente, non trasmetterebbe
alcun messaggio se non fosse seguita o preceduta da altre parole. Presentato
così, quindi, sembrerebbe che il nostro linguaggio abbia ben
poco prestigio in quanto, parrebbe che ci stessimo servendo di vocaboli
senza alcun senso. Tuttavia, il linguaggio è una cosa essenziale
per lo sviluppo dell’umanità, e tutte queste parole che ne formano
il senso finirebbero con l’essere spregiudicatamente sottovalutate se
ad esse attribuissimo solamente un triste significato di superficialità.
Come ogni cosa esistente nell’universo, anche le parole hanno una vita
propria, e come tutto ciò che ha vita nell’universo, anche le
parole possiedono una propria anima. Basti pensare che nell’antichità
il suono di una semplice vocale, pronunciato in un determinato sistema
di tonalità e cadenza, era ritenuto prodigioso. Le parole che
compongono il nostro linguaggio sono anime vaganti, alle quali, come
ad ogni altra anima, dovrebbe essere riconosciuto un rispetto che spesso
non ottengono. Oramai, la superficialità con la quale ci si rivolge
ad ogni cosa di questo mondo, ci conduce allo smarrimento di determinati
valori che rischiano di andare perduti per sempre. Tuttavia, ogni anima
ha un suo proprio sistema per essere indagata, scoperta, onorata e liberata.
Le parole si rivelano già in se stesse come l’essenza della propria
anima, della quale va indagato il corpo; a questo proposito, ci viene
in soccorso l’acrostico, attraverso il quale, possiamo indagare il corpo
segreto di una parola e rivelare quanto essa ci possa svelare, affinché
tale rivelazione metta in condizione anche un singolo suono, di non
essere più un espressione superficiale bisognoso del sostegno
di altri suoni per ottenere un senso, ma divenga piuttosto un simbolo
che, come un tempo, possa esercitare tutto il suo potere, rivelare le
proprie virtù, confermare la sua legittimità e manifestare
tutta la sua energia.
La “collezione acrostico” non nasce direttamente con l’intento di indagare
l’essenza delle parole. Inizialmente avevo il proposito di rappresentare
i 22 arcani maggiori dei tarocchi secondo la mia interpretazione. Era
qualcosa però, che non mi convinceva pienamente, in quanto tale
rappresentazione era gia stata proposta da molti artisti e in molti
differenti contesti. Non avevo quindi ancora un’idea chiara su come
avrei svolto questa collezione, quando, quasi per caso mi imbattei negli
acrostici. Ringraziando una cara amica che mi fece conoscere questa
arte, cominciai a comporre scritti dall’aspetto poetico usando il suddetto
sistema. Avevo già concluso un primo lavoro ispirandomi agli
arcani maggiori dei tarocchi, quando compresi che avrei potuto accostare
l’arte dell’acrostico agli stessi arcani. Contemporaneamente però,
con intuizioni istintive, mi sovveniva di mutare il nome degli arcani
e indagarli quindi attraverso l’acrostico del nome attribuitogli. Decisi
così che avrei indagato ogni arcano basandomi sulla nuova definizione
intuitiva che il mio istinto mi portava ad attribuirgli, ed assegnai
quindi ad ogni arcano un nuovo nome, facendo così risultare le
opere dal suo acrostico. Per tale motivo, ad ogni opera è assegnato
un arcano dal quale prende più forza l’indagine acrostica.
Ma la collezione si svolge come un percorso, e quindi ad essa non bastavano
più i vari riferimenti dell’interpretazione acrostica e simbolica
dei tarocchi con tutti gli altri vari elementi che ne compongono le
caratteristiche, ma un vero e proprio personaggio che divenisse l’interprete
e l’esecutore del cammino di tale svolgimento. Fu così che nacque
“Acros”, l’essere illusorio, l’amico invisibile se vogliamo chiamarlo
così, che, rappresentando il protagonista di questa vicenda (alcuni
potrebbero anche definirla film), diviene il protagonista del cammino
che inizierà con l’Occulto e, attraverso i vari passaggi, terminerà
nell’Ouverture.
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