Acros: "Ombra del riflesso Divino"
il viaggio

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Collezione 2009
"Acros: Ombra del riflesso Divino"

           

 

Con il termine acrostico si definisce un componimento poetico, in cui le prime lettere dei singoli versi formano un nome o una frase.
Da questo concetto si evidenzia come il nome in questione sia all’origine del componimento poetico e che, quindi, ne sia l’anima stessa.
In effetti, le parole in se stesse non hanno un grande valore se non sono inserite in un dialogo più complesso, ecco che, per esempio, la stessa definizione “parola”, pronunciata singolarmente, non trasmetterebbe alcun messaggio se non fosse seguita o preceduta da altre parole. Presentato così, quindi, sembrerebbe che il nostro linguaggio abbia ben poco prestigio in quanto, parrebbe che ci stessimo servendo di vocaboli senza alcun senso. Tuttavia, il linguaggio è una cosa essenziale per lo sviluppo dell’umanità, e tutte queste parole che ne formano il senso finirebbero con l’essere spregiudicatamente sottovalutate se ad esse attribuissimo solamente un triste significato di superficialità.
Come ogni cosa esistente nell’universo, anche le parole hanno una vita propria, e come tutto ciò che ha vita nell’universo, anche le parole possiedono una propria anima. Basti pensare che nell’antichità il suono di una semplice vocale, pronunciato in un determinato sistema di tonalità e cadenza, era ritenuto prodigioso. Le parole che compongono il nostro linguaggio sono anime vaganti, alle quali, come ad ogni altra anima, dovrebbe essere riconosciuto un rispetto che spesso non ottengono. Oramai, la superficialità con la quale ci si rivolge ad ogni cosa di questo mondo, ci conduce allo smarrimento di determinati valori che rischiano di andare perduti per sempre. Tuttavia, ogni anima ha un suo proprio sistema per essere indagata, scoperta, onorata e liberata. Le parole si rivelano già in se stesse come l’essenza della propria anima, della quale va indagato il corpo; a questo proposito, ci viene in soccorso l’acrostico, attraverso il quale, possiamo indagare il corpo segreto di una parola e rivelare quanto essa ci possa svelare, affinché tale rivelazione metta in condizione anche un singolo suono, di non essere più un espressione superficiale bisognoso del sostegno di altri suoni per ottenere un senso, ma divenga piuttosto un simbolo che, come un tempo, possa esercitare tutto il suo potere, rivelare le proprie virtù, confermare la sua legittimità e manifestare tutta la sua energia.

 

La “collezione acrostico” non nasce direttamente con l’intento di indagare l’essenza delle parole. Inizialmente avevo il proposito di rappresentare i 22 arcani maggiori dei tarocchi secondo la mia interpretazione. Era qualcosa però, che non mi convinceva pienamente, in quanto tale rappresentazione era gia stata proposta da molti artisti e in molti differenti contesti. Non avevo quindi ancora un’idea chiara su come avrei svolto questa collezione, quando, quasi per caso mi imbattei negli acrostici. Ringraziando una cara amica che mi fece conoscere questa arte, cominciai a comporre scritti dall’aspetto poetico usando il suddetto sistema. Avevo già concluso un primo lavoro ispirandomi agli arcani maggiori dei tarocchi, quando compresi che avrei potuto accostare l’arte dell’acrostico agli stessi arcani. Contemporaneamente però, con intuizioni istintive, mi sovveniva di mutare il nome degli arcani e indagarli quindi attraverso l’acrostico del nome attribuitogli. Decisi così che avrei indagato ogni arcano basandomi sulla nuova definizione intuitiva che il mio istinto mi portava ad attribuirgli, ed assegnai quindi ad ogni arcano un nuovo nome, facendo così risultare le opere dal suo acrostico. Per tale motivo, ad ogni opera è assegnato un arcano dal quale prende più forza l’indagine acrostica.
Ma la collezione si svolge come un percorso, e quindi ad essa non bastavano più i vari riferimenti dell’interpretazione acrostica e simbolica dei tarocchi con tutti gli altri vari elementi che ne compongono le caratteristiche, ma un vero e proprio personaggio che divenisse l’interprete e l’esecutore del cammino di tale svolgimento. Fu così che nacque “Acros”, l’essere illusorio, l’amico invisibile se vogliamo chiamarlo così, che, rappresentando il protagonista di questa vicenda (alcuni potrebbero anche definirla film), diviene il protagonista del cammino che inizierà con l’Occulto e, attraverso i vari passaggi, terminerà nell’Ouverture.