sulla Virtù
Con il termine virtù si intende
la disposizione costante della volontà alla legge morale;
l’abitudine di fare il bene.
Cita François De La Rochefoucauld: “Il più delle
volte, le nostre virtù sono soltanto dei vizi mascherati”
e aggiunge: “Ciò che noi scambiamo per virtù
non è altro che un insieme di azioni e di interessi diversi
che la fortuna oppure la nostra abilità sanno conciliare;
non è sempre per valore e per castità che gli uomini
sono valorosi e le donne caste”.
Che cos’è dunque la virtù? Difficile a dirsi,
oltretutto perché per indagare la virtù bisognerebbe
comprendere che cosa sia la moralità, definita come: “L’essere
conforme alla norma del giusto e dell’onesto”. Tuttavia,
la virtù resta una qualità umana, e come ben si sa,
le qualità umane sono molteplici. L’essere umano scinde
per natura ogni realtà e verità, in quanto per conoscere
una determinata cosa deve necessariamente conoscerne il suo contrario.
Se per conoscere, quindi, la virtù, l’essere umano
deve necessariamente conoscere la disonestà, l’ immoralità,
la corruzione, la malvagità e così via, deve inevitabilmente
sperimentare ogni sua condizione e, in relazione a tali sperimentazioni,
quanto si può considerare virtuoso un uomo? Senza considerare
poi che, come per ogni cosa inevitabile nella natura umana, anche
la virtù è soggettiva. Il bene rappresenta il centro
della virtù, ma come è possibile valutare che cosa
sia bene? Se un ladro compie una rapina con buon esito, per il ladro
ciò sarà bene e per il rapinato sarà male.
Se poi il ladro verrà catturato e la refurtiva recuperata,
per il ladro sarà male e per la vittima sarà bene.
Quindi, a prescindere dai giudizi personali, e valutando la soggettività,
che cosa si intende per bene e che cosa si intende per male?
Lo stesso vale per la virtù, sebbene vi sia una citazione
di Socrate che potrebbe risolvere la questione. Egli diceva: “La
giustificazione, uccide la virtù”. Pertanto, ciò
significa che il virtuosismo siamo noi stessi a crearlo. Se consideriamo
le nostre azione virtuose e buone, non avremmo alcun bisogno di
giustificarle, al contrario, le nostre azioni saranno per noi stessi,
principalmente, bisognose di un approvazione che ci renderà
chiaro il nostro stesso dubbio sulla loro virtuosità.
febbraio 2009
Fotografie
Perché scattiamo fotografie?
Perché sentiamo il bisogno di congelare gli attimi del tempo,
come se potessimo, o se credessimo veramente di poterlo imprigionare
e fermare?
Quale grande timore abbiamo di perdere i nostri ricordi, al punto
da doverli incorniciare come un souvenir da posizionare in una vetrina…
ma poi, perché siamo così ossessionati da questi attimi,
da ridurli quasi alla disperazione di una paura che qualcosa, o
qualcuno ce li possa sottrarre…
Ma poi, osserviamo, perché fotografie di soli momenti allegri…
Se guardiamo bene, escludendo le fotografie di reportage, usate
come documenti storici e scattate da reporter che di questo lavoro
campano, o immagini di cerimonie funebri di persone importanti,
scattate queste più per un beneficio economico che per un
puro sentimento di rispetto, nelle nostre case, quanti scatti relativi
a momenti tristi troviamo? Nessuno.
Perché i momenti tristi non hanno bisogno di essere fermati,
riprodotti, fotografati… essi si imprimono da soli nella nostra
memoria, restano lì, più forti e limpidi di quell’istantanea
che invece col tempo può sbiadire, rovinarsi, andare perduto…
i momenti tristi, non temono di sbiadirsi, o di essere perduti,
e per questo non richiedono istantanee, ne fotografie… a dire
il vero, essi non fanno nemmeno nulla per essere ricordati, eppure,
restano…
I momenti felici invece, quelli sì che necessitano di essere
immortalati, perché la nostra memoria tende a dimenticarli,
e allora, la loro presenza, come amuleti appesi ai muri, pare divenire
come la presenza di un esorcista, una sorta di carnevale che maschera
ciò che è impresso nella memoria, scacciando i tormenti
per quel breve istante in cui i nostri sguardi incrociano l’immagine
sul muro…
Ma dopo un po’, anche quell’immagine
diviene superflua e quasi sembra non esserci più…