"Gli
orizzonti segreti" di Simonetta Tollini
L'arte
ha orizzonti infiniti, la pittura ha forse detto molto più
di quanto si possa credere, ma ogniqualvolta si incontra un'artista
si può scoprire che, forse tra le righe, emerge una novità.
Questo si può dire della pittura di Simonetta Tollini ha
saputo approdare a una personale figurazione, essenziale e intimamente
profonda.
Le sue tele sono intrise di poesia, una poesia che si avvale,
a volte, di pochi cromatismi, ridotti all'indispensabile, ma che
esprimono con convinzione soggetti ai quali è affidato
un delicato lirismo. In qualche occasione ha invece bisogno di
affidarsi alla forza e alla varietà dei toni per raccontare
i suoi mondi interiori, proiezioni oniriche che salgono da meandri
segreti dell'inconscio.
Rimane comunque la dolcezza, caratteristica personale anche della
pittrice, la qualità delle sue opere. E' un incontro con
la propria area segreta, un riconoscere un microcosmo interiore
che sperimenta la diversità con il mondo reale e trova
in quella dimensione il respiro profondo dell'anima. Simonetta
lo dimostra soprattutto quando sceglie di usare le terre, che
impasta con acqua e colla, quelle affascinanti opacità
rendono paradossalmente più leggero il suo raccontare.
Si dispiega allora quel fare dell'artista che dona all'opera un
contenuto originale attraverso il quale si compie la dialettica
creatore-opera, portando in sé la forza estetica che ne
determina la validità.
Il gesto pittorico di Simonetta è disteso, immerso nella
sacralità della creazione come gesto fondamentale per la
conciliazione con se stessi. E i mondi affiorano, si stanziano
sulle sue tele con immediatezza e con semplicità. Perché
è anche questo un suo segreto, la semplicità con
cui percepisce le cose e le restituisce all'osservatore.
Non ha bisogno d'altro Simonetta se non dell'intimo rapporto tra
il suo dipingere e il suo essere donna, coerente con la sua personalità
che esprime i suoi valori con la tipica umiltà di chi non
presume, ma si abbandona docilmente al suo modo di interpretare
la pittura. E questo le renderà sicuramente merito.
Critico
d'arte Pier Antonio Trattenero
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"I
mondi sognati" di Ferdinando Toajari
La dimensione esistenziale di Ferdinando non si ferma alla percezione
del reale; sedotto dal sogno, dalle alchimie dell'esoterismo,
dalla numerologia, dalla fantasia, deve necessariamente affidare
a una pittura cromaticamente e figurativamente ricca, l'elaborazione
del suo pensiero. Sono trasfigurazioni di mondi pensati dal bisogno
di completare una realtà con il dispiegarsi delle emozioni,
forse mondi virtuali, che cercano in valori universali come il
bene, l'amicizia, l'amore per ciò che è stato creato,
la loro ragione di esistere.
Ricche di elaborazioni concettuali, le opere di Ferdinando, si
interrogano sul mistero dell'esistenza e rappresentano il bisogno
di accedere a una spiritualità legata a un concetto personale
della trascendenza. Richiamano con simboli geometrici, riferimenti
astronomici, archetipi umani gli elementi che concorrono a formare
la sua personale idea di arte come manifestazione e come intuizione
dell'essere.
L'apporto cromatico è necessariamente importante poiché
deve sostenere con forza ciò che proviene dalla fantasia,
deve rivelarsi senza esitazioni, con chiarezza.
Attento alla figura, che appare sempre elegante, Ferdinando a
volte sovrabbonda, ma ciò gli necessario per non tralasciare
nulla di questi suoi viaggi segreti, un diario che deve essere
esauriente, un diario che al posto delle parole racconta con le
sue pagine colorate.
Dopo un'esperienza didattica presso la scuola di pittura "Appio
Spagnolo" di Cerea, diretta da Adriana Pesente, Toajari ha
sciolto il suo gesto nella dirczione di una pittura, che in qualche
modo, potrebbe dichiararsi "simbologica". Nulla è
casuale, ogni soggetto ha un preciso riferimento con una mitologia
condivisa istintivamente in cui la presenza della dea madre, della
piramidi, dei pianeti, ribadisce l'attenzione dell'artista per
questi concetti che da sempre affascinano l'umanità. In
alcune sue opere il gesto pittorico lascia posto al segno puramente
grafico, è il disvelarsi di un'arte fatta di segni che
si alternano ad accenni di figure, arabeschi liberamente intrecciati
che portano l'osservatore a immergersi in quella trama, in quel
labirinto dal quale l'occhio fatica a uscire, catturato dalla
magie di una "tessitura" intricata e descrittiva.
Ecco il luogo dove "vanno a vivere i pensieri" , nelle
tele, nei disegni di Ferdinando, dove questi stessi pensieri si
spogliano della dimensione mortale e rivestono di una sorta di
sacralità, che per lui, diventa manifestazione viva dell'essere
con quella sollecitudine per l'essere nel mondo che tanto era
cara a Martin Heidegger.
Critico d'arte Pier Antonio Trattenero
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CONIUGI
SULLA TELA
Ad
innaugurare la stagione espositiva di Bovolone,
presso "Corte Salvi",sarà una coppia di pittori:
Ferdinando e Simonetta di Casaleone. Sono sempre più le
persone che si dedicano a scrittura, musica e pittura, per restare
nell'ambito della tradizione. Ferdinando e Simonetta Tol-Jari
marito e moglie, lui originario di Salizzole, 38 anni, lei, di
Casaleone, 36, confessano di dipingere nel tempo libero e di ispirarsi
all’istinto con vaghi orientamenti verso i grandi maestri
del passato come Salvador Dalì, o Van Gogh. I quadri di
Ferdinando Toajari, tutti di dimensioni ragguardevoli, ci portano
in un mondo fantastico ricco di riferimenti simbolici e letterari.
Quelli di Simonetta Tollini, invece, mettono al centro il corpo
umano, con attenzione rivolta anche all'aspetto materico dei mezzi
usati. La mostra avrà
inizio il 31 maggio fino al 9 aprile per saperne di più,
anche sulle loro opere, cliccare www.tol-jari.net.
Giordano
Padovani
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