L'umano & il Divino
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13) danza

 

 
COME NASCE L'UMANO E IL DIVINO
 

 

L'umano e il Divino ha origine da un'ispirazione di ricerca. Diversi anni fa, sentii l'esigenza di fare un po'
d'ordine tra le varie nozioni di natura religiosa che mi erano state insegnate e che non mi sembravano sufficienti a spiegare quanto molti pretendevano di divulgare. In molti casi avevo la sensazione che il concetto di religione fosse stato travisato dagli stessi propagatori del tema. Così intrapresi una ricerca personale, cominciando ad inoltrarmi nell'intricato mondo dei misteri, ricercando le origini del culto e abbandonando lentamente le nozioni ricevute attraverso il pensiero comune. Iniziai a farmi un'idea propria e ad elaborare un ideale che non si fondava su concetti stereotipati o comunque imposti. Dopo aver abbandonato i concetti tradizionali, sentii il richiamo di una qualità che mi apparteneva ma che, nel concetto comune dove le esigenze sociali erano altre, avevo abbandonato. Fin da piccolo, ifatti, la mia più grande passione era quella del disegno. Una dote che, mi si diceva, era naturale. Ripresi in mano penne e matite e ricominciai a disegnare, ma mi resi conto ben presto che le mie doti incolte, erano rimaste ferme al momento in cui le avevo abbandonate, e quindi il mio metodo di disegnare era rimasto infantile. Iniziai allora a seguire un corso serale di pittura nel quale l'insegnate, anzichè pretendere di vedermi dipingere in modo accademico, mi spinse ad esprimere ciò che sentivo e non ciò che avrei voluto che gli altri vedessero. Compresi che l'arte non stava nella perfezione delle forme, ma piuttosto nell'espressione. Seguendo dunque gli incitamenti dell'insegnante, lasciai che fosse l'istinto a guidare la mia mano e cominciai a dare forma a figure che in seguito interpretavo come manifestazioni di pensieri.

Il collegamento con la ricerca religiosa mi fu ben presto chiaro. Quando iniziai a studiare i dipinti dei più grandi artisti, mi resi conto che quasi tutti erano legati a motivi religiosi. Inoltre, capii che l'arte era la forma migliore di espressione. Io ero in possesso della qualità artistica, ma l'avevo dimenticato quando mi ero smarrito tra le esigenze sociali. Su questa nuova scia di intuizioni e ricerca, si affacciò anche mia moglie scoprendo di avere delle doti che non pensava.Era come se fossimo quidati da una forza che non conoscevamo. I nostri dipinti prendevano forma da ispirazioni che mutavano nel procedimento dell'opera, sicchè ogni dipinto si concludeva in un risultato che non era stato previsto. Cercando così di interpretare l'opera una volta conclusa, ci accorgemmo che il risultato non era proprio inatteso, ma era piuttosto la comunicazione di un concetto che prima non riuscivamo ad esprimere con le parole. Succedeva così che il "silenzio"prendesso il significato di un'ispirazione meditativa, "il desiderio"l'intuizione di un'aspirazione, "il sogno" la necessità di un ordine, e così via.

Successivamente a queste riflessioni, mi sovvenne il concetto rivelatomi da persone che avevo avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso di ricerca, le quali affermavano che dentro a ognuno di noi stava una scintilla divina, e che tutti noi eravamo parte di una forza più grande ed immensa di quella fisica. Percepii questa serie di coincidenze, non più come casi fortuiti o fatalità, ma come eventi di un progetto ben più importante. Su questa nuova intuizione, iniziai a riconsiderare le le realizzazioni trasportate sulla tela, e le interpretai come il cammino di quella scintilla divina che anelava il ritorno a casa. Davanti ai nostri dipinti iniziammo a interpretare uno dopo l'altro i vari passaggi che cominciavano a prendere forma di un percorso, Stupendoci di come i colori ed i pennelli ci avevano portato a dare forma a delle figure che quasi si erano costruite da sole. Identificandole per passaggi progressivi, vedevamo così nella sfinge che osservava verso il bassso l'atrazzione dell'angelo verso il mondo materiale, nell'angelo che volge lo sguardo dall'altra parte della fonte di luce lo smarrimento dell'anima, nel corpo emozionale seduto pesantemente a terra la rinuncia alla ricerca, nel sogno lo sfinimento dovuto alla disperazione del delirio che volta le spalle al mondo materiale la riscoperta della propria provenienza celeste e la voglia di ritrovare quella strada, e così via.

Alla fine di questa impostazione, ci accorgemmo che i dipinti interpretati erano 18, numero che non era per niente casuale in quanto 18 era la somma di 9 più 9, dove il 9, nella numerologia, rappresentava la manifestazione dell'umano. La prima serie dei 9 dipinti, in effetti, rappresentava la parte terrena, in cui l'umano perde la sua cognizione del divino e si dedica espressamente alle sue esigenze fisiche, mentre nella seconda serie, l'umano riscopre l'atrazzione verso il divino e intraprende il suo percorso di ricerca. Fu cosi che ci sembrò appropiato decidere che quest'opera si era conclusa e denominammo questa collezione col titolo "L'UMANO E IL DIVINO".

Considerazione.

Ovviamente, non vi è in questa rappresentazione alcuna pretesa di giudizio, ne tanto meno il desiderio di manifestare qualsiasi contrarietà.

Noi pensiamo che la religione, qualunque essa sia, abbia un ruolo importante nella società. Spesso però sembra che tale ruolo sia sottovalutato o male interpretato. La superficialità poi rende il tutto come qualcosa di banale e nella confusione che si genera di conseguenza appare del tutto normale perdere l’attrattiva verso la comprensione degli eventi naturali. L’essere umano, giustamente, sente l’impulso e l’esigenza di soddisfare principalmente le necessità fisiche, il che non è assolutamente errato, tuttavia, se ogni tanto ci si soffermasse a chiedersi in che modo la soddisfazione fisica può essere compresa dall’intelletto, forse si comprenderebbe che la fisicità da sola non potrebbe completamente darci delle spiegazioni. Le emozioni, i piaceri, gli stimoli, nascono da impulsi che si manifestano attraverso il fisico, ma la cui origine sta nel pensiero che, in qualsiasi modo lo si cerchi di manifestare, non può essere reso visibile.

Per fare un esempio, si potrebbe dire che il nostro corpo è come una motocicletta. La motocicletta infatti non è altro che un mezzo per fare un viaggio, ma da sola non può andare da nessuna parte, ella ha bisogno di un conducente che la guidi. Così, anche il nostro corpo può essere visto come un mezzo di trasporto, il cui conducente è l’anima che alimenta il pensiero. Senza un anima, saremmo solo un meccanismo inespressivo.