Qualcosa nella sua presenza lo rendeva unico, sprigionava qualcosa
di luminoso, e quegli uomini d'armi indietreggiarono, tornarono da
Alessandro e gli dissero che, se voleva quell'uomo, doveva andare
lui a prenderlo: c'era qualcosa di ignoto, di indicibile nella sua
presenza... Alessandro, che non era abituato a subire sconfitte, si
presentò a spada tratta e, con orgoglio, disse con voce altisonante:
«Io sono Alessandro il Grande, il conquistatore del mondo intero».
A quelle parole il sannyasin rise e disse: «Non essere sciocco
e rimetti quella spada nel fodero, qui è inutile. La tua lama
non può colpire me, ma solo il mio corpo, e io me lo sono lasciato
alle spalle da tempo. Puoi tagliarmi la testa, ma quando cadrà,
anch'io la vedrò rotolare sulla sabbia, perché io non
sono questo corpo: io sono il testimone. Non essere infantile, rinfodera
la tua arma! E ricorda, questo tuo definirti "il Grande"
è solo il segno della tua inferiorità: nella vita non
esistono differenze simili... piuttosto, rispondi a questa domanda:
hai conquistato te stesso?».
Alessandro non aveva mai pensato a una cosa del genere, era un pensiero
del tutto alieno alla sua cultura, del tutto estraneo a lui; non gli
era mai neppure passata per la mente l'idea che si dovesse conquistare
se stessi!
Di fronte a quel silenzio, il sannyasin disse: «Hai del coraggio!
Senza aver conquistato te stesso, hai iniziato a conquistare il mondo
intero; vergognati! Come prima cosa, conquista te stesso: questa è
l'unica vera vittoria». E le parole di quell'uomo erano accompagnate
da tale compostezza e solennità da renderle indubitabili, inequivocabili.
Alessandro poté solo voltare le spalle e tornare sui suoi passi:
quel semplice uomo, nudo, armato solo del suo essere lo aveva sconfitto!
Per la prima volta seguì gli ordini di qualcun altro: la semplice
presenza di quell'uomo gli fece dimenticare il suo ruolo. (tratta
dal libro "Osho - i maestri raccontano" oscar mondadori)
A
questo racconto è stata associata la figura del "Carro"
degli arcani maggiori dei tarocchi di Wirth. Questo perchè
le interpretazioni e le simbologie contenute negli arcani sono moltissime.
Il "Carro" rappresenta, tra le altre cose, un conquistatore,
e Alessandro può essere definito uno dei più grandi,
a livello storico, conquistatori della storia umana. Tuttavia, le
conquiste di Alessandro erano conquiste limitate poiché, come
fa notare lo Sannyasin egli conquista e domina solo la parte esteriore
senza valutare il suo essere interiore. Tradotto simbolicamente si
può dire che Alessandro sia stato uno dei più grandi
sconfitti della storia. La sua potenza bellica manifestata esteriormente
nelle sue imprese, rivela una grande potenzialità, ma egli
ignora che tutto ciò che si manifesta all'esterno è
la rivelazione di una controparte interiore.
Conquistare e dominare se stessi è di gran lunga più
difficile che conquistare e dominare gli altri e la necessità
che Alessandro sente nel bisogno continuo di conquiste null'altro
è se non la difficoltà nel comprendere il suo ruolo.
Egli deve conquistare un regno ben più prezioso e più
elevato dove non vi è necessità alcuna di dominare:
questo regno è la pace dei sensi, dove non esiste la prigionia
delle utopie. Egli possiede una grande forza, ma non comprende la
via verso cui indirizzarla. Per giungere all'illuminazione rappresentata
dallo Sannyasin egli deve dominare se stesso. Il "Carro"
infatti presenta un condottiero in trionfo che tiene le redini per
guidare il carro nella giusta direzione. Il condottiero deve saper
guidare bene il "Carro", altrimenti gli animali che lo trainano,
che rappresentano gli istinti, possono far sbandare il "Carro"
o addirittura farlo rovesciare. Conquistare se stessi significa anche
saper dominare gli istinti in modo tale che questi diventino doti
al servizio del conquistatore. Se ciò non avviene, il conquistatore
è dominato da essi e le sue conquiste sono in realtà
vittorie degli istinti che divengono la causa che domina il conquistatore.